20/07/10

Gocce





Ore 23:32 della sera. 02 Agosto 2010.

Il ragazzo esausto dopo una serata passata tra amici, decide di riposarsi per qualche ora. Sono giorni che non dorme con tranquillità. Non ne capisce il motivo.

Ore 4:06 del mattino. 03 Agosto 2010.

Il ragazzo è insonne nel letto da diverse ore. Decide di alzarsi per prendere una boccata d'aria in giardino.
Come era solito fare in casi come questo, prende con se il suo block note e una penna.
Si dirige verso il giardino, si appoggia alla sedia a dondolo e inizia a scrivere.

Ore 5:21 del mattino. 03 Agosto 2010

Il ragazzo finisce di scrivere. Guarda il proprio foglio, pieno delle idee che ora vede (finalmente) chiare, dopo alcuni mesi in cui gli erano apparse così confuse.
Gli occhi del ragazzo si chiudono, lui sembra dormire un sonno eterno.

Ore 6:42 del mattino. 03 Agosto 2010.

Il fratello maggiore del ragazzo torna a casa dopo una serata tra discoteca e bar in cui fare colazione di prima mattina.
Vede il suo fratello minore riverso sul dondolo con in mano una penna e un block note a terra, accanto ai piedi.
Raccoglie il block note, sfoglia qualche pagina all'indietro per trovare l'inizio della storia e inizia a leggere.

Ore 6:43 del mattino. 03 Agosto 2010.

Il fratello maggiore del ragazzo legge:

"La Storia delle Gocce".

Questa è la storia di 2 gocce.
Gocce d'acqua, della stessa acqua cristallina, arrivata sulla stessa terra, piovute dal cielo dalla stessa nuvola.

Fin da subito, le due gocce, vennero da prima cullate tra le tenere foglie che in primavera popolano gli alberi e poi, d'improvviso, vennero a trovarsi immerse nel fango.
Loro lottarono con tutte le forze che avevano dentro: non potevano di certo accettare di fare questa fine.

Le gocce vennero raccolte da 2 opposti destini e trattate in maniera molto diversa tra loro.
La goccia più piccola venne educata a stare dentro il corpo degli atleti.
A spuntare solo dalla loro fronte madida per finire dentro qualche asciugamano, insieme ad altre gocce cui, si ripeteva, lei assomigliava così tanto.

L'altra goccia, invece, venne educata a stare dentro gli occhi degli scrittori.
A fuoriuscire solo dai loro occhi quando le parole che avevano trovate erano realmente quelle giuste per toccare i tasti più profondi dell'anima, seguita e preceduta da altre lacrime cui, si diceva, somigliava così tanto.

Le due gocce vissero una intera esistenza senza rendersi conto l'una dell'esistenza dell'altra.
Un giorno di primavera, però, una lacrima di uno scrittore toccò la fronte di un'atleta.
La goccia più piccola si sentì attratta dalla forza che la goccia più grande aveva verso di lei, non riusciva a spiegarsi di
preciso cosa fosse quella forza.

E no. Non era amore. Non ci somigliava granché. Anche se, forse, alcuni tratti lo ricordavano davvero.
Forse da lontano. O forse da così vicino che si riusciva a fatica a riconoscere cosa fosse.
Un po' come la zecca non saprà mai a quale razza appartiene il cane su cui è poggiata [Non suona così romantica, in caso, riscrivi questa parte].
Questione di proporzioni. E di squilibri, anche.

Fatto sta che questa forza spinse la piccola goccia ad uscire dalla fronte in cui era stata fino a quel momento e in cui, oramai, inizia a sentirsi a proprio agio per raggiungere la goccia più grande.
Si incontrarono, forse si riconobbero anche, ma non era quello il loro momento.Se ne rendevano conto entrambe.
Nonostante ciò, provarono a stringersi per tentare di unirsi, ma la parte dell'una che voleva entrare nell'altra, in realtà, non fece altro che deformare la forma dell'altra goccia.
Non solo rimasero separate, le due gocce si allontanarono.
Quasi si persero e, solo quando se ne resero conto, decisero che era giusto stringersi nuovamente. Almeno provarci.
Da due gocce come loro, piovute dalla stessa nuvola, state sugli stessi rami e cadute nello stesso fango, pensavano dovesse necessariamente nascere qualcosa di buono.

Ma tra loro qualcuno aveva messo un vetrino. Questo sottile strato di vetro dava a queste gocce l'illusione di sfiorarsi e di compenetrarsi l'una con l'altra. Ma era solo illusione, appunto.

"Bisognerebbe che qualcuno togliesse questo vetrino" disse una goccia all'altra.
"Penso che questo gesto spetti a noi farlo. Come, nel passato, da sole ci siamo tolte dal fango. Non credi?".
"Amo illudermi,- rispose la prima goccia alla seconda - tu aiutami a spingere".

Fine.

Ore 6:58 del mattino. 03 Agosto 2010.

Il fratello maggiore del ragazzo sveglia il fratello minore. "Al posto di scrivere queste scemenze, dovresti andare a dormire in casa! Con questo caldo rischi di prenderti un'insolazione! Cretino!" . "Scusami, scusami davvero. Non volevo addormentarmi. Ho scritto una storia che parla di quello che stai vivendo in questo momento, mi piacerebbe un giorno la leggessi. Parla di due gocce che nascono...".
"... Non sono cose che mi possano interessare. Vai dentro, forza. Di corsa" disse il fratello maggiore.
Il fratello minore entra in casa con il passo incerto perché è così assonnato da avere i sensi intorpiditi.
Il fratello maggiore pensa tra sè "Forse semplicemente non è questo il tempo. O forse lo è e non me ne sto rendendo conto. O, forse, dopo questa sera ho qualcosa di chiaro, finalmente, in testa. Devo spostare un vetrino... già. Dev'essere questa la strada".

Ore 7:01 del mattino. 03 Agosto 2010.

Il ragazzo entra in casa, si mette finalmente a letto. È molto stanco e desidera solo dormire. Ma è consapevole del fatto che non ci riuscirà. Così prende un block notes e una penna e inizia a scrivere.

7 commenti:

  1. WoW !!!Davvero bella!

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  2. Cosa significa "non l'ho capita"? Mica era una battuta! E' solo una storia. Non c'è nulla da capire.
    @ Simona: Grazie 1000.

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  3. bellissima davvero, tenera e dolce!

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  4. fraterna e velatamente triste..

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